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Climbers:
Mac, Marti, Roby e Franco Photos:
Mac
Itinerario:
Carona (BG) - Valle Sambuzza - P.so Publino - P.zo Zerna -
Carona
|
TOPONIMO |
ALT |
LUNGH |
T CAI |
TEMPI |
N° |
D |
| Carona |
1116 |
0 km |
0:00 |
0:00 |
|
|
| Loc. Pagliari |
1313 |
0,6 km |
0:15 |
0:15 |
210 |
T |
| Loc. Dosso |
1475 |
1,6 km |
0:40 |
0:35 |
210 |
T |
| Forcella |
1564 |
1,9 km
|
1:00 |
0:45 |
209 |
E |
| Rif. Baita Casera
Val Sambuzza |
1718 |
2,2 km |
1:10 |
0:55 |
209 |
E |
| Baita della
Vecchia |
1862 |
3,4 km |
1:50 |
1:20 |
209 |
E |
| Baite Arale |
1988 |
4,2 km |
2:15 |
1:45 |
209 |
E |
| Lago di Valle
Sambuzza |
2085 |
4,7 km |
2:40 |
2:05 |
209 |
E |
| Bivacco Pedrinelli |
2353 |
6,2 km |
3:35 |
2:55 |
209 |
E |
| P.so Publino |
2368 |
6,2 km |
3:40 |
3:00 |
209 |
E |
| P.zo Zerna |
2572 |
|
4:10 |
3:15 |
● |
EE |
|
DISCESA |
ALT |
LUNGH |
T CAI |
TEMPI
|
N° |
D |
| P.zo Zerna |
2572 |
|
0:00 |
0:00 |
|
|
| P.so Publino |
2368 |
0 km |
0:30 |
0:15 |
● |
EE |
| Loc. Dosso |
1475 |
4,6 km |
2:30 |
2:00 |
209 |
E |
| Carona |
1116 |
6,2 km |
3:00 |
2:30 |
210 |
T |
Dislivelli:
totale 1456m.
Difficoltà:
E (EE la salita alla cima del Pizzo Zerna). Itinerario senza
particolari difficoltà anche se di discreto dislivello, peraltro
superato senza troppa fatica grazie alla dolcezza della salita
su terreno quasi sempre ottimale. Su cresta NW la cima del Pizzo
Zerna, sempre più stretta ed esposta verso la parte sommitale,
serve passo mediamente sicuro.
Esposizione:
Sud per quasi tutto il tragitto.
Rifugi:
Nessun rifugio CAI. Il Bivacco Pedrinelli, accanto a P.so
Publino, può ospitare una decina di persone, ma è da utilizzarsi
solo in caso di effettiva necessità o emergenza.
Acqua e cibo:
Text: Marco Carboni
NEL BLU DIPINTO DI BLU Qualche titubanza la sera
precedente ci ha portato a meditare se fosse il caso di
intraprendere questa escursione. Il gruppo inizialmente formato
si era in buona parte dissolto, ma proprio in ultimo per vie
traverse ci è arrivata comunicazione che Roby e Franco alle 7.30
sarebbero stati là, pronti a cavalcare la Valle Brembana verso Carona. E
allora mai scelta è stata maggiormente azzeccata di presentarci
anche noi, per andare assieme alla scoperta della per me
inedita Valle Sambuzza. Itinerario semplice, questo che il "guru"
Roby ci propone: buoni dislivelli ma su terreno agile,
piacevole, su verso il Lago della Val Sambuzza e possibilmente
fin verso Passo Publino. E' umile, Roby: lascia fin dall'inizio solo a me e a
Marti l'idea di raggiungere anche la vicina cima di Pizzo Zerna. Forse, nel suo intimo inconscio, se ne pentirà,
e così anche Franco, perché quella che verrà sarà una di quelle
giornate che si ricordano, una di quelle che capitano ogni
tanto, circondati dal limpido blu di un cielo più terso che mai.
Ma andiamo con ordine. Alle 7.30 incontriamo Roby e Franco. Roby
è da sempre stato la "guida", lui che vive qua queste montagne
le gira da - ehm - ...anta anni! E' maestro di sci, è stato il
mio primo maestro di tennis, è allenatore di calcio, è uomo
della montagna. L'esperienza che ha lui nello sport beh, è
tanta, tantissima. Franco è un docente universitario di Genova, un uomo di
mare si direbbe. Ma in montagna risulta instancabile, basta che
non si vada fuori giri e lui non ha problemi a seguirti dappertutto.
E ha una caratteristica fantastica, da quel che lo conosco ha
sempre avuto il sorriso sulle labbra. Il gruppo è composto, e 4
è un numero buono, che mi piace in montagna. Giunti a Carona
dopo aver preparato un paio di panini durante il viaggio,
partiamo molto tranquilli puntando verso est, con il sole ancora
basso che filtra tra gli alberi ai lati dell'affollata
mulattiera che ci conduce faticosamente fin dopo l'abitato di Pagliari, su
verso la località Dosso. E' la mulattiera che porta anche al
rifugio Calvi, e in una giornata come questa molti hanno deciso
di partire di buon'ora. Passiamo accanto alla parte bassa
della cascata della Val Sambuzza, per poi innestare il segnavia
CAI 209 che con un paio di tornanti si inerpica senza strappi
nel bosco e accanto a rustici rinverditi dalla cura di alcuni
amanti della tranquillità. Usciamo dalla fitta vegetazione ben
presto, quasi inaspettatamente presto. Ma oggi ne siamo ben
contenti, perché in poco tempo attorno a noi va costruendosi un
panorama spettacolare. Sul primo pianoro presso una casera
spunta dietro di noi l'inconfondibile sagoma di Pizzo del Becco
ad
accompagnarci fin nell'anfiteatro che ospita il lago prima meta del
nostro cammino. E' tempo di un paio di foto, di due parole con
il pastore, di un pezzo di cioccolata per riprendere le energie
necessarie a superare il prossimo dislivello. Il sentiero
giunge ad una biforcazione, optiamo per la via più diretta e
classica che ora su una vaga mulattiera pietrosa ci conduce con
un paio di tornanti fin verso l'assolatissimo pianoro dove è
stato intitolato a Flavio Pedrinelli un accogliente bivacco di
recente costruzione, dotato di una decina di posti letto,
coperte, una spazio per attivare un fornello e una stufa, oltre
al libro di via. Io e Martina lasciamo gli zaini e solo con
una felpa di scorta ci dirigiamo, ancor pieni di energie grazie
al ritmo contenuto tenuto finora, sulla cresta NW che conduce a
Pizzo Zerna. Andiamo ora di passo molto spedito, quasi alla
ricerca di un po' di fatica aggiuntiva, sostenuti dalla fame e
da un contorno regale. Pochi minuti e superiamo questi ultimi
200 metri di dislivello su cresta erbosa, che solo negli ultimi
metri presenta qualche passaggio meno banale, senza tuttavia mai
risultare complessa. Da qui sotto di noi, volgendo lo sguardo
a Nord, compare il prima sempre nascosto Lago di Publino, poco
sotto l'omonimo passo. Ma è alzando lo sguardo che distinguiamo
miriadi di vette all'orizzonte. Sempre verso Nord a farla da
padrone è il Gruppo del Bernina alla testa della vicina
Valmalenco. Tutta la cresta ad anfiteatro che a sinistra culmina
nel Monte Disgrazia e che poi, dapprima verso Nord e poi verso
Est, si sviluppa fino a Pizzo Roseg, Pizzo Bernina, Pizzo Zupò e
Pizzo Palù. La vetta che ci ospita non è certo ampia, a
farci compagnia c'è una grande croce in ferro con libro di
vetta. Ma qui l'idea è tutt'altro che di solitudine, perché lo
sguardo si riempie davvero quando lo volgiamo da Ovest a Sud e
ad Est. Verso occidente nitida è gran parte della linea di
cresta delle Alpi Orobie fino alla testa della Val Seriana, in
particolare riusciamo a scorgere nuova neve (caduta la sera
precedente) sui versanti nord delle cime del Pizzo del Diavolo
di Tenda, di P.zo Scais, di P.zo Redorta e di P.zo Coca.
Spostandoci con lo sguardo a Sud incrociamo le vette attorno ai
Laghi Gemelli, il gruppo Pradella-Cabianca, e sempre più a est
arriviamo alla cresta di confine con il lecchese, in particolare
il monte Resegone, poi le Grigne e il Tre Signori con la zona
attigua al Rif. Benigni. Andando invece su un piano più lontano
a sud scorgiamo addirittura l'Appennino tosco-emiliano, mentre
verso est nitido appare tutto il massiccio del Monte Rosa e,
sotto forma di piccolo dente grigio accanto al Resegone, anche
il Monviso. Eccezionale! Consumati pochi minuti in
contemplazione di tutto questo, ci accingiamo a scendere subito
dopo le foto di vetta. Al passo ci aspettano i nostri compagni
d'avventura e un lauto pranzo, che consumeremo sulle comode
panche accanto al bivacco Pedrinelli, con nessuna fretta. In
montagna Roby non ne vuole di fretta, e ha completamente
ragione. Ripartiamo con estrema calma verso Carona,
godendoci ogni piccolo rumore che la natura ci porta
all'orecchio, incontrando anche un gruppetto di somarelli
che pascolano beati. Tutta la discesa è un lungo (ma neanche
troppo) momento di pace, passato ad ascoltare gli avvincenti
racconti di aneddoti legati alla montagna che l'ottimo Roby
certo non risparmia. E' un dispiacere rientrare sulla
frequentata mulattiera di fondovalle ora che ci siamo abituati
al silenzio di questa valle incontaminata, ma ci tocca. Non sono
divertenti neanche le ultime centinaia di metri sulle pietre
della mulattiera che, comunque ben presto, ci riconduce alla
macchina posteggiata in Carona. C'è ancora tempo per un
gelato rigenerante in paese e poi via, stanchi ma soddisfatti,
sulla strada del ritorno.
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